quarto episodio in italiano: prime impressioni, una storia con un medico, la differenza tra intuizione e pregiudizio — e due parole potenti: o forse no.
non decidere chi sono prima di ascoltarmi (520.it)
introduzione
ciao a tutti.
benvenuti in 4.10 osservazioni di genio brunner-potanin.
oggi voglio parlare di una cosa che facciamo tutti. io compreso. guardiamo una persona. la osserviamo per cinque secondi. vediamo il suo viso. i vestiti. il modo in cui cammina. la voce. l'età. forse anche la macchina che guida.
e dentro la nostra testa comincia immediatamente un piccolo film. questa persona è così. quella persona è cosà. questo è arrogante. quella è insicura. questo sicuramente ha soldi. quella sicuramente non ne ha. questo beve. quello mente. quella persona mi piace. quella invece no. tutto in pochissimo tempo. è incredibile.
noi esseri umani siamo capaci di scrivere una biografia completa di una persona senza averle ancora chiesto nemmeno: "come ti chiami?"
e oggi vi racconto una storia che mi è rimasta dentro proprio per questo motivo. una storia con un medico.
precisazione
prima però devo fare una precisazione.
io non voglio trasformare questa storia in: "i medici sono cattivi". assolutamente no. ho incontrato medici bravissimi. professionisti attentissimi. persone capaci di ascoltare.
e penso che il lavoro del medico sia uno dei lavori più difficili che esistano.
perché davanti a te non hai semplicemente un problema tecnico. hai una persona. una persona che magari ha paura. che sta male.
che non capisce cosa le sta succedendo.
che magari ha letto cinquanta cose su internet ed è già convinta di avere ventisette malattie. quindi non è un lavoro semplice.
ma proprio perché è un lavoro così delicato, secondo me c'è una cosa importantissima: ascoltare prima di decidere.
la visita
anni fa andai da un gastroenterologo. avevo alcuni problemi di stomaco. niente di particolarmente poetico.
lo stomaco, quando decide di lamentarsi, non è mai molto elegante. avevo avuto gastrite. avevo avuto problemi digestivi.
avevo avuto anche quella famosa storia dell'helicobacter. insomma, cose abbastanza comuni. arrivo da questo medico. prima visita. nuovo medico. nuovo ambulatorio. io entro. saluto. mi siedo.
praticamente non avevo ancora iniziato a spiegare il motivo della visita.
una valutazione su di me
e improvvisamente mi arriva una valutazione. non sullo stomaco. non sugli esami. non sui sintomi. su di me. sulla mia persona. una valutazione legata all'alcol.
come se bastasse guardarmi per decidere: "ah, ho capito. questo beve".
mi arrabbiai
e io reagii. devo dire la verità:
non reagii come un monaco buddhista. non respirai profondamente. non contai fino a dieci. non pensai: "genio, osserva le tue emozioni". no. mi arrabbiai.
perché nella mia testa il ragionamento era semplicissimo: "ma tu non mi conosci". non sai quanto bevo. non sai se bevo. non sai cosa mangio. non sai come vivo. non hai visto gli esami. non mi hai fatto domande.
come fai ad avere già una conclusione?
e naturalmente quella situazione finì. io chiesi un altro professionista. la vita continuò. ma la frase mi rimase.
perché in realtà quel medico aveva fatto una cosa che facciamo anche noi continuamente.
impressione e certezza
aveva trasformato un'impressione in una certezza. e questa differenza è enorme. posso dire:
"questa persona mi sembra nervosa". è un'impressione. oppure posso dire: "questa persona è nervosa". e già cambia qualcosa. poi posso dire:
"è nervosa perché sicuramente ha qualcosa da nascondere".
e in tre secondi abbiamo costruito un romanzo.
magari quella persona ha semplicemente dormito male. magari ha litigato con qualcuno. magari ha paura dei medici. magari ha fretta. magari ha fame. magari è semplicemente fatta così. noi non lo sappiamo.
il cervello completa le storie
e qui c'è una cosa che mi interessa moltissimo.
il nostro cervello ama completare le storie. non ama i vuoti.
quando manca un'informazione, spesso la inventiamo.
non nel senso che mentiamo volontariamente.
semplicemente costruiamo una spiegazione.
vediamo un vicino che non ci saluta. e pensiamo: "è maleducato". magari non ci ha visto. scriviamo un messaggio a qualcuno. non risponde per cinque ore. pensiamo: "è arrabbiato con me". magari sta lavorando.
una persona passa davanti a noi con una faccia serissima. pensiamo: "che antipatico".
magari ha appena ricevuto una brutta notizia.
vediamo una persona vestita benissimo. pensiamo: "questa ha una vita perfetta". magari ha problemi enormi. e succede anche il contrario. vediamo qualcuno trascurato. pensiamo: "non ha disciplina".
magari quella persona sta semplicemente attraversando un periodo difficilissimo.
realtà e percezioni
quindi mi sono chiesto:
quanto della realtà vediamo davvero? e quanto invece aggiungiamo noi? è una domanda interessante.
perché tutti noi guardiamo il mondo attraverso la nostra storia.
io vedo una cosa e la interpreto in base alle mie esperienze.
tu vedi la stessa cosa e magari la interpreti diversamente.
per questo due persone possono vivere esattamente la stessa situazione e raccontarla in due modi quasi opposti. pensiamo a una cena. una persona dice:
"è stata una serata bellissima. tutti tranquilli". un'altra dice:
"una noia mortale. nessuno parlava". la stessa cena. due realtà? no. due percezioni.
e questo vale moltissimo quando giudichiamo le persone.
giudico anch'io
io stesso l'ho fatto infinite volte. e continuo a farlo. non sono qui a raccontarvi:
"io ormai sono illuminato e non giudico nessuno". magari. giudico. eccome se giudico.
qualche volta anche velocissimamente. poi torno a casa. ci penso. e dico:
"genio, forse hai capito tutto male".
ed è proprio lì che nasce un'osservazione.
quando cominci a dubitare un po' della tua prima impressione.
empatia e confini
non per diventare ingenuo.
questa è una differenza importante. capire non significa giustificare.
se una persona si comporta male con me, posso capire perché lo fa.
ma non significa che devo accettarlo.
se qualcuno è aggressivo, posso pensare:
"forse ha avuto una vita difficile". va bene. ma posso comunque dire:
"con me non puoi comportarti così".
comprensione e confini possono esistere insieme. secondo me questo è molto adulto.
perché qualche volta pensiamo che esistano soltanto due possibilità.
o condanno completamente una persona.
oppure la giustifico completamente. invece no. posso dire:
"capisco da dove viene il tuo comportamento, ma non mi piace". oppure:
"capisco la tua storia, ma non voglio partecipare a questa parte della tua vita".
possiamo avere empatia senza perdere il senso della realtà.
e possiamo avere un'opinione senza trasformarla in una sentenza definitiva.
culture diverse
questa cosa è diventata ancora più evidente per me vivendo in paesi diversi.
perché quando cambi paese, improvvisamente ti accorgi che alcune cose che pensavi fossero: "normali" erano semplicemente:
"normali nel posto dove sono cresciuto". e non è la stessa cosa.
un comportamento può sembrare freddo a un russo e normalissimo a un italiano. oppure il contrario.
una frase può sembrare troppo diretta. un'altra troppo vaga. una persona può sembrare rumorosa. un'altra troppo silenziosa.
e se non conosci il contesto culturale, rischi di trasformare una differenza in un difetto.
io questa cosa l'ho vissuta molte volte. e mi piace.
perché vivere tra culture diverse ti obbliga, se vuoi sopravvivere mentalmente, a fare almeno una domanda:
forse è semplicemente diverso
forse non è sbagliato. forse è semplicemente diverso.
questa frase per me è diventata importantissima. non solo parlando di culture. anche parlando di persone. forse non è cattivo. forse è diverso. forse non è arrogante.
forse comunica in un modo diverso dal mio. forse non è distante. forse ha bisogno di più tempo. forse non è disinteressato.
forse non sa mostrare interesse come lo mostro io.
naturalmente qualche volta, invece, la prima impressione era giustissima. succede. incontri qualcuno e pensi: "questo mi creerà problemi". tre mesi dopo: "avevo ragione".
però il fatto che qualche volta la nostra intuizione funzioni non significa che funzioni sempre.
intuizione e pregiudizio
e soprattutto c'è una differenza tra intuizione e pregiudizio. l'intuizione dice:
"c'è qualcosa che non mi convince. osserviamo". il pregiudizio dice: "ho già capito tutto". io preferisco la prima. osserviamo. aspettiamo. vediamo. facciamo domande.
il tempo traduce le persone
perché le persone hanno una caratteristica molto interessante: si rivelano nel tempo. non serve sempre interrogarle. non serve diventare detective. basta vivere. prima o poi le azioni parlano. le scelte parlano.
il modo in cui una persona tratta chi non le serve parla.
il modo in cui si comporta quando è arrabbiata parla.
il modo in cui mantiene oppure non mantiene una promessa parla.
il tempo è un traduttore molto bravo. traduce le persone.
per questo oggi mi interessa meno definire velocemente qualcuno. preferisco osservare.
non sentenze
è anche il senso di questo progetto. 4.10 osservazioni. non: 4.10 sentenze. non: 4.10 verità definitive. osservazioni. io guardo. penso. racconto.
magari fra cinque anni penserò diversamente. e va bene.
perché cambiare opinione non significa necessariamente essere incoerenti.
qualche volta significa semplicemente avere nuove informazioni.
torniamo al medico
e torniamo al nostro medico.
quella volta io mi sentii giudicato troppo velocemente.
ma quella situazione, alla fine, mi ha lasciato qualcosa di utile.
mi ha fatto vedere quanto è spiacevole essere ridotti a un'etichetta. ed è una bella lezione.
perché se non mi piace quando lo fanno con me, dovrei provare a farlo meno con gli altri. non riuscirò sempre. ma posso almeno accorgermene.
o forse no
e quando mi viene da dire: "questo è sicuramente così", posso aggiungere mentalmente: "o forse no". due parole. o forse no. sono potentissime. quello è irresponsabile. o forse no. quella è fredda. o forse no. quello non mi rispetta. o forse no.
quella persona ha qualcosa contro di me. o forse no. non significa diventare stupidi.
significa lasciare uno spazio alla realtà.
perché la realtà è spesso più complicata delle nostre impressioni. e forse anche più interessante.
finale
quindi questa è la mia osservazione di oggi:
prima di decidere chi è una persona, ascoltiamola.
prima di trasformare un'impressione in una diagnosi, facciamo una domanda.
prima di mettere un'etichetta, aspettiamo qualche minuto in più. magari avevamo ragione. magari no.
ma almeno avremo dato alla persona davanti a noi la possibilità di essere qualcosa di più della nostra prima impressione. io sono genio brunner-potanin. questo è 4.10 osservazioni. una serie lunga tutta la vita.
ogni giorno una nuova osservazione. osserva. ama. sorridi.
osservazioni vita in italia psicologia vlog