terzo episodio in italiano: crescere come adulti, proteggere i ragazzi, ricominciare senza avere vent'anni e la responsabilità delle parole.
crescere, proteggere e imparare a essere adulti (515.it)
introduzione
ciao a tutti. benvenuti di nuovo in 4.10 osservazioni di genio brunner-potanin.
oggi voglio continuare il nostro viaggio.
nel primo episodio vi ho raccontato come è nato questo progetto. nel secondo abbiamo parlato della voce, della scuola, della paura di sbagliare e della necessità di continuare a imparare.
oggi voglio parlare di una cosa ancora più grande. crescere.
ma non soltanto crescere come bambini. crescere come adulti. come genitori. come figli. come persone.
perché avere quarant'anni non significa necessariamente avere capito tutto. anzi. a volte penso che una delle cose più interessanti dell'età adulta sia proprio scoprire quante cose dobbiamo ancora capire.
quando un bambino diventa adolescente?
durante una delle mie prime dirette una persona mi raccontò di avere un figlio di quattordici anni. e mi disse che il ragazzo aveva già una voce molto profonda. quasi da uomo.
e questa cosa mi fece immediatamente ricordare i miei quattordici anni.
quattordici anni è un'età stranissima. non sei più un bambino piccolo. ma non sei nemmeno un adulto.
il corpo cambia. la voce cambia. il modo di guardare gli altri cambia. cominci ad avere una percezione diversa di te stesso. e contemporaneamente sei ancora estremamente vulnerabile.
magari fuori sembri già grande. dentro, invece, molte cose sono ancora fragili.
una cosa che gli adulti dimenticano
gli adulti a volte dimenticano quanto possa essere imbarazzante essere adolescenti.
per noi alcune cose sono normalissime. per un ragazzo di quattordici anni possono diventare enormi.
una parola. una battuta. un commento sul suo aspetto. una situazione in cui sente che la propria privacy non viene rispettata.
io ricordo una situazione di quando ero in un campo estivo. c'erano degli adulti responsabili di noi ragazzi. e ricordo alcune battute sul fatto che stavamo crescendo.
probabilmente per loro erano soltanto battute. forse non volevano offendere nessuno. ma io ricordo ancora il mio imbarazzo.
ed è questo che mi interessa. non tanto giudicare quelle persone dopo tanti anni. ma osservare una cosa: l'adulto può dimenticare immediatamente una frase che un adolescente ricorderà per tutta la vita.
abbiamo una responsabilità enorme
quando siamo adulti intorno a un bambino, abbiamo una responsabilità. come genitori. come insegnanti. come allenatori. come educatori. come parenti. come amici della famiglia.
perché un bambino non ha ancora tutti gli strumenti per difendere i propri confini. a volte non sa nemmeno dire: "questa cosa mi mette a disagio."
magari ride. magari resta zitto. magari fa finta che non sia successo niente. e vent'anni dopo se lo ricorda ancora.
per questo penso che dobbiamo fare attenzione alle persone che stanno intorno ai nostri figli. non significa controllare ogni secondo della loro vita. non significa vivere nella paura. significa semplicemente esserci. ascoltare. osservare. fare domande.
e soprattutto creare una relazione nella quale un ragazzo possa tornare a casa e dire: "è successa una cosa che non mi è piaciuta." senza avere paura di essere giudicato.
diventare adulti non risolve tutto
poi succede una cosa curiosa. passano gli anni. diventiamo adulti. e pensiamo che finalmente avremo tutte le risposte. che ingenuità.
io oggi sono un uomo adulto. ho studiato. ho lavorato. ho cambiato città. ho cambiato paesi. ho avuto responsabilità. ho preso decisioni importanti.
eppure ci sono stati momenti della mia vita in cui ho dovuto nuovamente chiedermi: e adesso che cosa faccio?
perché essere adulti non significa avere sempre una soluzione.
quando il mercato cambia
in quel primo periodo del mio progetto mi trovavo anche in una situazione professionale particolare. ero ufficialmente senza lavoro. e per me era una cosa interessante da raccontare.
perché essere senza lavoro non significa necessariamente non voler lavorare. a volte significa che il mercato è cambiato. che quello che sapevi fare ieri oggi viene richiesto in modo diverso. che la tua esperienza non trova immediatamente il posto giusto.
io avevo una buona formazione. avevo esperienza. sapevo di poter essere un buon professionista. ma il mercato intorno a me era cambiato. e quindi dovevo cambiare anch'io.
ricominciare quando non hai vent'anni
questa secondo me è una delle grandi domande della vita adulta. sappiamo ricominciare?
a vent'anni sembra normale. non sai ancora cosa farai. studi. provi. cambi.
a quaranta, invece, la società quasi si aspetta che tu abbia già sistemato tutto. professione. casa. famiglia. soldi. identità.
dovresti avere tutte le caselle compilate.
e se improvvisamente devi imparare qualcosa di nuovo? se devi cercare una nuova professione? se devi ricostruire una parte della tua vita?
può essere difficile. perché non combatti soltanto con il problema pratico. combatti anche con una vocina dentro di te che dice: "alla tua età dovresti già sapere cosa fare." ma chi l'ha deciso?
io ho scelto di imparare
in quel momento decisi di utilizzare il tempo anche per la mia formazione. studiare. imparare. cercare nuove possibilità.
e forse anche questo progetto nasce da quel momento. perché quando una strada si chiude, non significa necessariamente che devi rimanere davanti alla porta chiusa. puoi guardarti intorno. forse c'è un'altra porta. o magari non c'è ancora. e allora devi costruirla.
non voglio trasformare questa cosa in una frase motivazionale. non sempre basta volerlo. non sempre tutto funziona.
ci sono problemi economici reali. ci sono responsabilità reali. ci sono famiglie da mantenere. ci sono persone che dipendono da noi.
ed è proprio qui che arriviamo a una cosa che ricordo della mia infanzia.
una frase di mia madre
da bambino ricordo una frase che mia madre diceva. nella nostra famiglia i miei genitori avevano un bilancio comune. naturalmente c'erano momenti più facili e momenti più difficili.
e mia madre diceva più o meno così: "possiamo non comprare qualcosa, ma nella nostra famiglia saremo sempre tutti nutriti."
questa frase mi è rimasta dentro. non ricordo nemmeno esattamente quanti anni avessi quando la sentii. ma ricordo il significato.
possiamo rinunciare a qualcosa. possiamo rimandare un acquisto. possiamo non avere tutto quello che vogliamo. ma a casa ci sarà da mangiare.
la sicurezza a volte è una cosa semplicissima
oggi penso che quella frase parlasse di sicurezza. non della ricchezza. non del lusso. della sicurezza.
per un bambino sapere che qualcuno si prenderà cura di lui è importantissimo. non conosce il conto in banca. non conosce il mercato del lavoro. non sa quanto costa la casa. non conosce le tasse.
ma percepisce una cosa: sono al sicuro oppure no?
e forse uno dei regali più grandi che una famiglia possa fare a un bambino è proprio questa sensazione. non promettere che la vita sarà sempre facile. non possiamo prometterlo. ma trasmettere: "qualunque cosa succeda, cercheremo una soluzione insieme."
i miei genitori mi hanno dato questo
per questo quando penso ai miei genitori provo gratitudine. non perché tutto fosse perfetto. nessuna famiglia è perfetta. nessun genitore è perfetto. e nessun figlio è perfetto.
ma quella sensazione è rimasta. casa. famiglia. cibo. persone che cercano una soluzione.
e quando oggi incontro momenti di incertezza, forse una parte di quella sicurezza viene ancora da lì. da una frase ascoltata molti anni fa.
vedete? ancora una volta: una piccola cosa. una frase. e rimane con noi per tutta la vita.
anche le parole su internet rimangono
e qui arriviamo a un altro argomento che avevo toccato nella mia prima diretta. internet.
internet ci ha dato una sensazione stranissima. premiamo un pulsante. blocchiamo una persona. cancelliamo un commento. chiudiamo una finestra. e sembra che quella persona sia scomparsa.
ma non funziona esattamente così. dietro un profilo c'è una persona. dietro un commento c'è una persona.
e naturalmente quella persona può anche essere insopportabile. può essere maleducata. può provocarci. può dire qualcosa che ci ferisce. e abbiamo tutto il diritto di mettere dei confini.
ma possiamo anche cambiare idea
durante una delle mie conversazioni online avevo bloccato una persona. mi aveva scritto qualcosa che mi aveva ferito. avevo reagito. avevo deciso: "va bene. le nostre strade si separano qui."
poi quella persona tornò. e durante il mio primo periodo di dirette ci ritrovammo nuovamente a parlare.
e io pensai: forse devo chiedere scusa anch'io.
non perché improvvisamente tutto quello che era successo fosse diventato giusto. non perché non avessi avuto il diritto di essere infastidito. ma perché potevo riconoscere anche la mia parte.
chiedere scusa non ti rende più piccolo
questa è una cosa che con gli anni mi sembra sempre più importante.
dire: "scusa, forse ho reagito troppo." non significa perdere.
dire: "forse non avevo capito bene." non significa essere stupido.
dire: "ho cambiato idea." non significa essere debole.
anzi. forse serve molta più sicurezza per cambiare idea che per difendere per sempre una posizione soltanto perché l'abbiamo presa ieri.
e questa è una cosa che voglio portare anche dentro 4.10 osservazioni. io parlerò. voi potrete essere d'accordo. potrete non esserlo. io magari mi arrabbierò. voi magari vi arrabbierete.
ma se continuiamo a considerarci persone... possiamo continuare a parlare.
non sappiamo mai completamente chi abbiamo davanti
una delle ultime cose che dissi in quella prima diretta era molto semplice. noi non sappiamo mai fino in fondo chi abbiamo davanti. soprattutto su internet.
vediamo un nome. una fotografia. un commento. e immediatamente costruiamo una persona intera nella nostra testa. ma magari ci sbagliamo completamente.
non conosciamo la sua giornata. non conosciamo la sua famiglia. non conosciamo quello che è successo cinque minuti prima che scrivesse quel commento.
questo non significa accettare qualsiasi comportamento. significa ricordarsi che dall'altra parte dello schermo non c'è soltanto un account. c'è un essere umano.
e forse crescere significa proprio questo
siamo partiti da un ragazzo di quattordici anni. siamo passati attraverso il lavoro. la famiglia. i genitori. i soldi. internet. le scuse.
sembrano argomenti completamente diversi. ma per me hanno qualcosa in comune. la responsabilità.
quando sei adulto hai una responsabilità verso un bambino. quando hai una famiglia hai una responsabilità verso le persone che dipendono da te. quando perdi un lavoro hai una responsabilità verso te stesso: cercare una nuova strada. quando parli con qualcuno hai una responsabilità per le parole che scegli.
e quando sbagli... hai la possibilità di riconoscerlo.
forse essere adulti non significa sapere tutto. forse significa semplicemente imparare, poco alla volta, a rispondere delle nostre scelte.
la prima diretta finiva così
alla fine di quella mia prima diretta non sapevo ancora che cosa sarebbe diventato questo progetto. non sapevo quante puntate avrei fatto. non sapevo chi mi avrebbe ascoltato. non sapevo nemmeno se sarei riuscito a sistemare bene il microfono. ma promisi una cosa. imparerò.
e questa promessa mi piace ancora oggi. non: "sarò perfetto." non: "avrò sempre ragione." non: "farò tutto benissimo." semplicemente: imparerò.
e forse questa è ancora oggi la definizione migliore di questo progetto.
finale
io sono genio brunner-potanin. questo è 4.10 osservazioni.
e con questo terzo episodio abbiamo chiuso il primo grande capitolo della nostra storia. siamo partiti da una prima diretta un po' confusa, con il suono che funzionava e poi non funzionava... e siamo arrivati fino qui. a parlare insieme in italiano. non male, direi.
grazie per la pazienza. grazie per l'ascolto. grazie a chi è arrivato fino alla fine.
e soprattutto ricordate: non dobbiamo sapere già tutto. dobbiamo continuare a osservare. continuare a imparare. e qualche volta avere il coraggio di dire: "mi sono sbagliato."
ci vediamo nel prossimo episodio. ciao!
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