il primo video in italiano di 4.10 osservazioni: chi sono, perché 4.10, perché cominciare prima di essere perfetti — e cosa significa osservare.
chi sono e perché ho deciso di raccontare la vita (492.it)
introduzione
ciao a tutti. benvenuti.
questo è il primo video in italiano di 4.10 osservazioni di genio brunner-potanin.
e devo dirvi una cosa. sono un po' emozionato.
perché normalmente questo progetto nasce e vive soprattutto in lingua russa. in russo faccio le mie dirette, racconto quello che mi succede, quello che vedo, quello che penso.
ma da oggi voglio provare una cosa nuova. voglio parlare con voi anche in italiano.
e vi chiedo subito un po' di pazienza. il mio italiano non è perfetto. probabilmente sbaglierò qualche parola. probabilmente qualche volta metterò l'accento nel posto sbagliato. forse costruirò qualche frase in un modo che per un italiano suonerà un po' strano. ma sapete una cosa? va bene così.
perché questo progetto parla anche di questo: del coraggio di provare.
che cos'è 4.10 osservazioni?
prima di tutto devo spiegare il nome. 4.10 osservazioni. perché quattro punto dieci?
la spiegazione nasce dalla lingua russa. in russo il numero quaranta si dice sorok. ed è una parola particolare, perché non segue esattamente la stessa costruzione degli altri numeri.
e io ho voluto giocare proprio con questa particolarità. quattro. dieci. quaranta. 4.10.
ma c'è anche un'altra ragione. quando ho cominciato questo progetto, ero già entrato in quella parte della vita che normalmente chiamiamo: dopo i quarant'anni.
e dopo i quaranta succede una cosa interessante. almeno a me è successa.
cominci a guardare alcune cose in modo diverso. non necessariamente meglio. non necessariamente peggio. semplicemente: diverso.
a vent'anni vuoi dimostrare qualcosa. a trenta vuoi costruire qualcosa. dopo i quaranta, almeno nel mio caso, cominci anche a osservare.
osservi le persone. osservi te stesso. osservi le relazioni. osservi come cambia il tuo corpo. come cambia il tuo carattere. come cambia il modo in cui guardi il mondo.
e soprattutto cominci a capire che molte cose che a vent'anni sembravano importantissime... forse non erano poi così importanti.
e altre cose, che sembravano piccolissime... diventano fondamentali.
da qui nasce la parola: osservazioni.
non sono qui per insegnare a vivere
questa per me è una cosa molto importante.
io non voglio insegnare a nessuno come vivere. non sono un guru. non sono uno psicologo. non sono un filosofo. e soprattutto non possiedo la verità.
sono semplicemente una persona che vive, sbaglia, cambia idea, incontra altre persone e cerca di capire quello che succede intorno a sé.
ho lavorato in ambiti molto diversi. ho una formazione giuridica. ho lavorato come professionista, come dirigente. mi occupo di mobili e di interni. faccio musica. scrivo. disegno. e adesso faccio anche questo. parlo davanti a una telecamera.
che, credetemi, sembra molto più semplice di quello che è.
perché quando parli con una persona, davanti a te hai i suoi occhi. puoi capire se si annoia. se è interessata. se non ha capito niente. se vuole andare via.
quando invece parli davanti a una telecamera... hai una telecamera. e la telecamera non ti aiuta per niente. ti guarda. e basta.
il video come piccolo teatro
una delle cose che ho capito facendo le dirette è che esiste una grande differenza tra registrare un video e parlare dal vivo.
quando registri puoi fermarti. puoi ricominciare. puoi dire: "no, questa frase faceva schifo. rifacciamo."
in diretta no. hai detto una stupidaggine? complimenti. ormai esiste.
ed è proprio per questo che mi piace.
per me una diretta assomiglia un po' al teatro. quando l'attore entra sul palco, non può dire dopo cinque minuti: "scusate, oggi non mi piace come sto interpretando questo personaggio. ricominciamo da capo."
no. lo spettacolo è già cominciato.
e nella vita succede la stessa cosa. non abbiamo sempre una seconda ripresa. molte conversazioni non possono essere montate. molte decisioni non possono essere cancellate. e forse proprio per questo sono interessanti.
ho sempre parlato molto
io ho sempre avuto un rapporto particolare con la voce. parlo molto. parlo velocemente. e quando mi emoziono, posso parlare ancora più velocemente.
da ragazzo partecipavo anche a concorsi di oratoria. una volta partecipai a un progetto collegato all'unione europea e arrivai fino a mosca. dovevo parlare davanti alle persone.
e oggi, quando ascolto alcune vecchie registrazioni, penso: "ma perché nessuno mi ha fermato?"
avevo una voce molto alta. correvo con le parole. probabilmente volevo dire tutto contemporaneamente.
adesso cerco di imparare una cosa che sembra facilissima: parlare con calma. respirare. fare una pausa. lasciare che una frase finisca prima di cominciare quella successiva.
e questo video in italiano è anche un esercizio per me. perché quando parli in una lingua che non è la tua lingua madre, sei costretto a rallentare. devi ascoltare le parole. devi sentirne il ritmo. e forse questo mi farà bene.
chi è genio brunner-potanin?
poi naturalmente c'è il nome. genio brunner-potanin. un nome abbastanza lungo. e dietro questo nome c'è praticamente una parte della mia storia.
in russo il mio nome è evgenij. in tedesco può diventare eugen. in italiano esiste eugenio. ma nella mia vita, poco alla volta, è comparso: genio.
e mi è piaciuto. non perché io pensi di essere un genio. anche se sarebbe una spiegazione molto comoda.
semplicemente perché è diventato un nome vicino a me. un nome personale. un nome che appartiene a questa parte creativa della mia vita.
anche il cognome racconta qualcosa. brunner-potanin.
nella mia famiglia ci sono radici tedesche. c'è la parte russa della mia storia. e poi c'è l'italia, dove vivo e dove è cominciata un'altra parte importante della mia vita.
per questo non ho mai pensato alla mia identità come a una cosa completamente chiusa. siamo fatti di tanti pezzi. della famiglia. della lingua. dei luoghi dove siamo cresciuti. dei luoghi che abbiamo scelto. delle persone che abbiamo amato. dei lavori che abbiamo fatto. perfino delle cose che abbiamo sbagliato.
tutto questo entra dentro di noi. e alla fine crea una persona.
da dove vengo?
sono nato in russia. ho vissuto diverse vite professionali e personali. e oggi vivo in italia.
questa esperienza mi ha insegnato una cosa molto semplice: quando cambi paese, non cambi automaticamente te stesso. porti te stesso con te.
puoi cambiare casa. puoi cambiare lingua. puoi cambiare documenti. puoi cambiare lavoro. puoi persino cambiare nome.
ma alla fine, quando chiudi la porta di casa e rimani da solo... sei ancora tu.
e allora comincia la parte interessante. perché vivere in un altro paese significa continuamente confrontare due mondi. non necessariamente per decidere quale sia migliore. questa è una cosa che non mi interessa molto.
mi interessa invece capire: perché qui si fa così e lì si faceva diversamente? perché un italiano reagisce in un certo modo? perché un russo reagisce diversamente? perché una cosa che per me è normalissima può sembrare strana a un'altra persona? e perché qualcosa che all'inizio mi sembrava assurdo, dopo dieci anni può diventare completamente normale? queste sono osservazioni.
di cosa parleremo?
probabilmente la risposta più corretta è: di tutto. e questo è anche il problema.
perché mi interessa quasi tutto. mi interessano le persone. le relazioni. la famiglia. la bellezza. l'età. il modo in cui cambiamo.
mi interessa l'italia. mi interessa la lingua. mi interessa il modo in cui arrediamo le nostre case. mi interessa perché una persona compra una sedia bellissima e poi ci mette sopra una montagna di vestiti. mi interessa la musica. mi interessa il comportamento umano. mi interessa perché diciamo una cosa e ne facciamo un'altra.
mi interessa il rapporto con i genitori. il rapporto con i figli. il rapporto con gli amici. e anche il rapporto con noi stessi.
a volte parleremo di cose serie. a volte di cose assolutamente stupide.
ma, secondo me, anche una cosa apparentemente stupida può raccontare moltissimo di una persona. un frigorifero. una tazza. un vicino di casa. un gatto. una frase ascoltata al supermercato. una telefonata. una cena.
da una piccola cosa può nascere una grande domanda. ed è questo che mi piace.
non voglio diventare perfetto
c'è poi un'altra cosa che voglio dire proprio nel primo episodio italiano. non voglio aspettare di parlare un italiano perfetto per cominciare a parlare italiano. perché altrimenti potrei aspettare per sempre.
quante volte facciamo così? "comincerò quando sarò pronto." "lo farò quando avrò più tempo." "quando dimagrirò." "quando parlerò meglio." "quando avrò più soldi." "quando non avrò paura." e intanto passano gli anni.
io invece voglio provare un'altra strada. cominciare prima di essere perfetto.
naturalmente studierò. correggerò gli errori. cercherò di migliorare la pronuncia. e spero che tra un anno guarderò questo primo video e penserò: "mamma mia, come parlavo!"
ma sarebbe bellissimo. perché significherebbe che sono migliorato.
se invece aspetto di essere perfetto prima di cominciare, non avrò mai il video numero uno. e senza il numero uno non arriverà mai il numero cento.
osservare senza giudicare troppo velocemente
forse questa è la cosa più importante di tutto il progetto. vorrei imparare a osservare prima di giudicare.
non sempre ci riesco. anzi. a volte giudico velocissimamente.
poi magari torno a casa, ci penso e dico: "genio, forse hai capito tutto male."
ed è proprio lì che nasce un'osservazione.
perché una persona può fare qualcosa che per me sembra assurdo. ma quella persona ha una storia che io non conosco. ha avuto genitori diversi. un'infanzia diversa. paure diverse. possibilità diverse. una cultura diversa.
quindi posso non essere d'accordo. posso perfino arrabbiarmi. ma prima di decidere chi è quella persona, posso almeno provare a capire: perché si comporta così?
questo non significa giustificare tutto. significa semplicemente cercare di capire un po' di più.
finale
questo è il mio primo video in italiano. non so ancora dove ci porterà questa avventura. magari tra qualche mese saremo in tanti. magari saremo in dieci.
ma sapete una cosa? anche dieci persone sono persone.
e se una di quelle dieci ascolta una mia storia e pensa: "interessante. non l'avevo mai vista in questo modo", allora per me questa conversazione ha già avuto un senso.
questo progetto è nato come un diario. ma un diario normalmente è qualcosa che scrivi per te stesso. io invece ho deciso di lasciare la porta un po' aperta.
potete entrare. potete ascoltare. potete essere d'accordo. potete non essere d'accordo. potete scrivermi: "genio, secondo me stai dicendo una stupidaggine."
va benissimo. magari avete ragione voi.
l'unica cosa che vorrei è mantenere una conversazione umana. con curiosità. con ironia. e possibilmente senza prenderci troppo sul serio.
perché la vita è già abbastanza complicata da sola. non serve complicarla ancora di più.
io sono genio brunner-potanin. questo è 4.10 osservazioni. questa volta abbiamo parlato in italiano.
la prossima volta... vediamo cosa avrò osservato.
grazie per essere stati con me. grazie soprattutto per la pazienza con il mio italiano. ci vediamo molto presto.
e, come sempre... continuate a osservare. ciao!
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