il bambino non e' un progetto dei genitori (592)

a volte guardo come gli adulti si occupano del futuro dei propri figli e penso: povero bambino. ha ancora dieci anni, e ha gia' una strategia di sviluppo fino a trentacinque. 😂…

a volte guardo come gli adulti si occupano del futuro dei propri figli e penso:
povero bambino.
ha ancora dieci anni, e ha gia' una strategia di sviluppo fino a trentacinque.
😂
scuola.
inglese.
matematica.
sport.
musica.
ripetitore.
olimpiade.
universita'.
buona professione.
lavoro giusto.
vita di successo.
tutto e' gia' scritto.
resta da risolvere un piccolo problema:
e il bambino, cosa vuole lui?
in diretta abbiamo parlato dell'istruzione a casa, e ho ricordato mio nipote.
si dedica allo sport sul serio.
allenamenti quasi ogni giorno.
il carico e' grande.
e una volta ho detto a mia sorella:
se il bambino vuole davvero legare la propria vita allo sport, perche' trasformare la scuola in una seconda disciplina sportiva di sopravvivenza?
studiare e' necessario.
certo.
io sono assolutamente a favore dell'istruzione.
ma istruzione e corsa infinita non sono la stessa cosa.
mi sembra che a volte gli adulti si appassionino talmente all'idea di come il bambino dovrebbe diventare, che smettono di notare quale bambino c'e' gia'.
gli vogliamo del bene.
e' la cosa piu' interessante.
praticamente tutto si fa con le migliori intenzioni.
voglio che tu abbia una buona professione.
voglio che tu guadagni bene.
voglio che tu riceva un'istruzione.
voglio che tu non ripeta i miei errori.
voglio.
voglio.
voglio.
e da qualche parte tra il quinto e il sesto "voglio" non sarebbe male chiedere:
e tu cosa vuoi?
forse il bambino vede la propria vita in modo del tutto diverso.
questo non significa che i genitori debbano smettere di essere genitori.
un bambino a otto anni non puo' prendere assolutamente tutte le decisioni da solo.
per questo esistono gli adulti al suo fianco.
ma c'e' una grande differenza tra:
orientare
e
vivere la vita di un altro al posto della persona.
e mi sembra anche molto importante sapere cosa succede al bambino.
dove si trova.
con chi parla.
che rapporti ha a scuola.
con gli insegnanti.
con gli altri bambini.
non nel senso di un controllo totale.
ma nel senso della presenza.
perche' il bambino sappia:
se e' successo qualcosa, c'e' un adulto a cui si puo' raccontare.
e questo adulto prima ascolta.
non dice subito:
e' colpa tua.
non comincia a urlare.
non prende in giro.
ma ascolta.
a volte ci sembra che i problemi dei bambini siano ridicoli.
per noi — forse.
noi abbiamo gia' vissuto quella scuola.
quella prima lite.
quella prima vergogna.
quella prima sconfitta.
il bambino invece la vive per la prima volta.
e per lui adesso puo' essere l'evento piu' grande del mondo.
percio' penso sempre di piu':
il compito principale di un adulto non e' costruire la biografia ideale del proprio figlio.
il compito principale e' aiutarlo un giorno a imparare a costruire la sua.
non la mia.
non quella della mamma.
non quella del papa'.
la sua.
perche' un bambino —
non e' il nostro progetto.
e' una persona a parte, a cui per un po' di tempo aiutiamo a diventare adulta.
e poi bisognera' lasciar andare.

il vostro genio brunner-potanin.

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