a volte a una persona serve un nome. a volte — una carica (519)
ho una formazione giuridica. per questo anche un discorso sui nomi, a un certo punto, mi porta naturalmente in tribunale. 😂 deformazione professionale. nella vita ordinaria ci…
ho una formazione giuridica.
per questo anche un discorso sui nomi, a un certo punto, mi porta naturalmente in tribunale.
😂
deformazione professionale.
nella vita ordinaria ci rivolgiamo a una persona per nome.
evgenij.
maria.
paolo.
elena.
e nel processo giudiziario compaiono all'improvviso tutt'altre designazioni:
il tribunale.
l'attore.
il convenuto.
il terzo.
e di solito nessuno dice:
— caro paolo pavlovic, dia un'occhiata ai documenti, per favore, e decida la causa a mio favore.
😂
no.
diciamo:
illustre tribunale.
perche'?
perche' davanti a noi siede comunque una persona concreta.
ha un nome.
una famiglia.
un umore.
la mattina ha bevuto caffe' o te'.
forse non ha proprio dormito.
ma in udienza tutto questo deve passare in secondo piano.
perche' ora non conta paolo pavlovic.
conta la sua funzione.
e' il giudice.
e la decisione non deve nascere perche' gli piace personalmente l'attore.
o non gli piace il convenuto.
non perche' una persona e' simpatica e l'altra lo irrita.
esiste una procedura.
la legge.
le prove.
le parti del processo.
in questo senso un certo depersonalizzare protegge addirittura la persona.
poi pero' ho pensato:
nella vita ordinaria a volte succede il problema inverso.
la funzione comincia a sostituire del tutto la persona.
il medico non vede una persona.
vede:
paziente.
il funzionario vede:
richiedente numero tale.
il datore di lavoro:
dipendente.
il negozio:
cliente.
la banca:
mutuatario.
😂
e a poco a poco, dietro tutte queste parole corrette, scompare la persona concreta.
con la sua storia.
la paura.
il carattere.
le circostanze.
proprio per questo mi piace una domanda molto semplice:
come si chiama?
e ancora meglio:
come preferisce che mi rivolga a lei?
sembra una sciocchezza.
ma in quel momento davanti a te smette di esserci solo una funzione.
appare una persona.
secondo me qui serve un equilibrio.
ci sono luoghi in cui la funzione e' davvero piu' importante della personalita'.
il tribunale deve restare tribunale.
la procedura dello stato deve funzionare secondo le regole.
il medico deve mantenere la distanza professionale.
ma la distanza professionale non richiede di dimenticare che davanti a te c'e' una persona viva.
si puo' rispettare la procedura e restare umani allo stesso tempo.
una cosa non disturba affatto l'altra.
anzi.
la funzione crea ordine.
il nome restituisce l'individualita'.
e, forse, il problema non comincia quando una persona viene chiamata paziente, attore o dipendente.
il problema comincia quando smettono di notare che oltre a quella funzione ha comunque una vita.
percio' a volte davvero non ci serve un nome.
serve un ruolo.
una carica.
una procedura.
e a volte basta pronunciare il nome di una persona per ricordare a se stessi:
davanti a me non c'e' un numero di fascicolo.
non una domanda.
non una diagnosi.
non una carica.
davanti a me c'e' una persona.
e si chiama in un certo modo.
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