custodite il vostro nome (503)

c'e' un pensiero che mi piace molto: perdere il nome e' un po' perdere se stessi. nelle fiabe e nel cinema questa idea compare piuttosto spesso. a una persona tolgono il nome. a…

c'e' un pensiero che mi piace molto:
perdere il nome e' un po' perdere se stessi.

nelle fiabe e nel cinema questa idea compare piuttosto spesso.
a una persona tolgono il nome.
a poco a poco dimentica chi era.
da dove veniva.
chi amava.
dove pensava di tornare.

certo, nella vita ordinaria nessuno arriva da noi con una bacchetta magica e cancella il nome dalla memoria.
😂
anche se a volte sarebbe comodo.
soprattutto dopo alcune conoscenze.

ma mi sembra che nella vita reale esista un modo molto piu' invisibile di perdere se stessi.
una persona comincia a poco a poco a vivere soltanto come gli altri si aspettano da lei.

prima in una sciocchezza.
— questo non ti sta.
va bene.
non lo indossero'.
— non dovresti occuparti di questo.
d'accordo.
smetto.
— a che ti serve questa musica?
— a che ti serve questo lavoro?
— perche' andare li'?
— perche' vivi proprio cosi'?

e ogni volta ti adatti un po'.
non succede niente di terribile, a quanto pare.
viviamo tutti tra la gente.
i compromessi sono necessari.
e' impossibile esistere senza tenere alcun conto di chi ci sta intorno.

ma c'e' una grande differenza tra:
"tengo conto dell'opinione di un'altra persona"
e
"vivo dell'opinione altrui".

a un certo punto si puo' prendere talmente l'abitudine di chiedere agli altri il permesso sulla propria vita, che smetti di farti la domanda piu' semplice:
e io, cosa voglio?

ed e' questo, per me, che gia' assomiglia alla perdita del nome.
sei in apparenza la stessa persona.
il passaporto e' lo stesso.
la fotografia e' la stessa.
il nome scritto e' lo stesso.
e dentro, a poco a poco, diventi una specie di esecutore delle aspettative altrui.

mi sembra che per questo sia cosi' importante tornare a volte a se stessi.
non e' obbligatorio fare una rivoluzione.
😂
si puo' semplicemente fermarsi e chiedere:
mi piace davvero?
lo voglio davvero?
lo penso io?
oppure ripeto un pensiero che ho sentito cosi' spesso da considerarlo ormai mio?

dopo i quaranta diventa particolarmente interessante.
perche' a quell'eta' intorno a te si e' gia' accumulata una quantita' enorme di rappresentazioni altrui su come dovresti essere.
i genitori volevano qualcosa.
la societa' presume qualcosa.
il lavoro chiede una cosa.
la famiglia un'altra.
l'eta' presenta addirittura una lista a parte.
😂
dopo i quaranta, a quanto pare, e' gia' previsto vestirsi, pensare, riposare, apparire in un certo modo e preferibilmente non fare nulla di sospettosamente allegro.

e io non voglio.
voglio ricordare il mio nome.
non solo quello letterale.
ma quello interiore.
chi sento di essere.
cosa conta per me.
cosa amo.
cosa considero giusto.
quali sono i miei sogni.
quali confini.
quale storia.

questo non significa affatto non cambiare mai.
al contrario.
cambiamo continuamente.
oggi non sono la persona che ero vent'anni fa.
e meno male.
😂
ma cambiare da soli e dissolversi nelle aspettative altrui sono cose diverse.

percio' la frase "custodisci il tuo nome" per me e' molto piu' ampia del nome stesso.
e':
custodisci la tua storia.
i tuoi ricordi.
le tue convinzioni.
il tuo diritto di scegliere.
il tuo diritto di cambiare.
e il tuo diritto di dire a volte:
no. questo non e' mio.

perche' la cosa piu' sgradevole e' scoprire un giorno di aver imparato benissimo a essere comodi per tutti gli altri.
solo di aver dimenticato del tutto chi eri tu.

custodite il vostro nome.
a volte e' semplicemente un altro nome per la capacita' di non perdere se stessi.

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