sulla caccia (242)

sono stato a caccia tre volte nella mia vita. ogni volta come osservatore. e ogni volta il cuore sobbalzava e si spezzava nel momento in cui l’animale moriva. la prima volta era un orso. succedeva al nord, in siberia…

sono stato a caccia tre volte nella mia vita.
ogni volta come osservatore.
e ogni volta il cuore sobbalzava e si spezzava nel momento in cui l’animale moriva.

la prima volta era un orso.
succedeva al nord, in siberia.
taiga dimenticata da dio, solo alberi, un passatempo duro come parte della vita locale.

mi faceva paura guardare.
non per il pericolo, ma per la morte stessa.
era troppo reale, senza simboli e senza giustificazioni.

poi, nel frigorifero, c’erano le zampe dell’orso.
enormi, grandi come un piatto da portata.
zampacce.
e quello pesava ancora piu dello sparo.

la seconda volta era una caccia ai cinghiali.
c’erano dei generali.
gente di rango, quasi divinita del loro mondo.

non era tanto caccia quanto un rituale.
un viaggio come conferma: sei dei nostri, sei della stessa pasta.
una prova da superare per essere ammessi oltre.

l’ho superata.
poi sono arrivati le saune di rappresentanza, le conversazioni, l’accesso.
ma a caccia non ci sono piu andato.
e anche il progetto di lavoro, allora, si e chiuso.

la terza volta e stata in italia.
caccia alla volpe.
so che per qualcuno e una passione.
che esistono famiglie, tradizioni, una certa idea di nobilta.

lo capisco con la testa.
ma non con il corpo.

non riesco a guardare.
e ancora meno a essere parte di tutto questo.
anche quando e ben messo in scena.
anche quando viene chiamato cultura.

se questa e una debolezza, allora sono debole.
lo accetto.
ci sono cose in cui non voglio essere forte.

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