a cose fatte (225)
a cose fatte è inutile recriminare, si dice. eppure, a volte, mettere ordine nei pensieri serve più che cercare colpe. un errore di navigazione e di geolocalizzazione — non mio, ma della tecnologia — ci ha fatti perdere…
a cose fatte è inutile recriminare, si dice.
eppure, a volte, mettere ordine nei pensieri serve più che cercare colpe.
un errore di navigazione e di geolocalizzazione — non mio, ma della tecnologia — ci ha fatti perdere per mezz’ora. mi sono ritrovato in un luogo per me sconosciuto, senza hotel, senza bar nel raggio di chilometri, a piedi, in inverno. invece di calma e coordinazione, ho percepito tensione e aggressività. in quel momento ho dovuto pensare prima di tutto alla mia sicurezza.
mi ero fidato. avevo accettato di raggiungere un posto nuovo senza macchina, contando su accordi chiari e su una gestione serena degli imprevisti. col senno di poi, capisco che è stata una fiducia eccessiva. è una lezione semplice ma fondamentale: la propria sicurezza non va mai delegata a chi si conosce ancora poco.
anche in quella situazione esistevano soluzioni tranquille e ragionevoli — per esempio decidere senza stress che io raggiungessi l’hotel a piedi e che ci si incontrasse lì. sarebbe bastata un po’ di empatia e di lucidità.
alla fine ho scelto di andarmene. non c’erano più hotel disponibili e condividere una stanza con una persona nervosa non mi è sembrata un’opzione sicura. tornare a casa, anche a 150 chilometri di distanza, è stato scomodo, ma necessario.
il giorno dopo non è arrivato un semplice "spero tu stia bene", ma solo freddezza e risentimento. questo ha reso tutto più chiaro.
chiudo questa esperienza con una consapevolezza in più: nei nuovi incontri servono autonomia, piani alternativi e attenzione ai segnali. lezione sgradevole, ma utile.
e per correttezza, lo dico comunque: mi dispiace per il tempo e le risorse che qualcuno ha sprecato in questa storia. non era mia intenzione.
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